"Che cosa temi, signora?" domandò. "Una gabbia, rimanere chiusa dietro le sbarre finchè il tempo e l'età ne avranno fatto un'abitudine"
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Hornby chi???
Per chi non ne fosse a conoscenza, Nick Hornby è uno scrittore inglese, considerato una delle voci più originali della generazione contemporanea e, come la gran parte degli autori inglesi più o meno contemporanei (Jonathan Coe, Jeanette Winterson, Tibor Fischer, Patrick McGrath, ...), scrive storie che mi piace un sacco leggere.
I suoi romanzi, nei quali descrive brillantemente vizi e virtù della sua generazione, sono divertenti, a volte dissacranti, pervasi da ironia, talvolta sarcasmo.
E sono semplici.
Semplici, nel senso di non complicati, perché semplici sono i personaggi che abitano il suo universo: gente comune che vive la sua vita ad andamento lento, in un mondo che spesso appare troppo frettoloso e caotico per loro. Molti dei suoi personaggi sono persone che conosci o che conosce qualche tuo amico.
Certo gli uomini sono, la maggior parte delle volte, meglio riusciti delle donne, che vengono di norma relegate ad un ruolo di semplici apparizioni e descritte secondo alcuni cliché. Ma questo non fa di Hornby un maschilista, al massimo mi fa pensare che lui descriva meglio gli uomini perché in realtà sta parlando di se stesso e che le donne non sono un granché perché è lui che non le conosce un granché.
Le sue storie sono attraversate, condizionate, regolate dalle sue due passioni principali: il calcio, soprattutto l'Arsenal - che non capisco e non condivido, e la musica, rock e pop specialmente - che capisco e condivido.
Uno dei suoi romanzi, Alta fedeltà, sembra quasi più una scusa per far sapere a tutti quali siano i suoi gusti musicali ("le cinque migliori canzoni per..."); un altro, Febbre a 90°, è una sorta di autobiografia in cui racconta un ossessionante anno calcistico.
Oggi di Hornby sto leggendo Una vita da lettore, comprato sulla fiducia senza neanche chiedermi che tipo di libro fosse.
Dopo aver letto Alta fedeltà ne immaginavo una versione simile: un romanzo pervaso questa volta non da canzoni, ma da libri, scoprendo una terza passione dell'autore: la lettura.
In realtà il libro è un po' questo, ma non precisamente questo.
Innanzi tutto non è un romanzo, ma una raccolta di articoli (già letto qualcosa del genere di due figuri che rispondono al nome di Baricco e Zucconi) che, e lo dice già il titolo, parlano di letture e pubblicati su una rivista americana The Believer, fondata, tra gli altri, da quel "formidabile genio" di Dave Eggers.
Horby nella sua rubrica non si limita a recensire libri, ma fa quello che a tutti noi lettori piacerebbe fare: legge ciò che vuole e poi racconta di quello che ha letto, e viene pagato per farlo, ad altri che pagano per ascoltarlo.
La rubrica, redatta mensilmente, ha una particolarità: si apre ogni volta con due elenchi - Libri acquistati e - Libri letti. Inoltre all'autore è stata proibita dai Polysyllabic Spree, entità mistiche non meglio definite che governano la politica della rivista, qualunque stroncatura.
Una vera rubrica di letture, dunque, e non un semplice recensire libri.
Una conversazione tra amici tra i quali ci si scambiano opinioni, idee, impressioni e tra le quali c'è anche il tempo di entrare nella vita di tutti i giorni dello scrittore.
I libri letti sono per la maggior parte di scrittori anglofoni, molti di amici e alcuni di parenti. E poi c'è la casa editrice che di tanto in tanto gli spedisce copie omaggio di libri di ultima edizione.
Il libro è, come al solito, divertente e poco importa se la gran parte dei libri nominati mi sia del tutto sconosciuta.
Revisionismo
Ho una sorella di tre anni minore di me.
Ma questo, forse, si sa già.
Ho una sorella con cui, nonostante le diversità, condivido da sempre la mia vita e con cui spesso ci scambiamo libri. Amiamo spesso autori diversi, ma qualche amore comune c'è.
Tra questi Isabel Allende. La sua scrittura ha affascinato entrambe da subito.
E quando un autore ci piace partiamo subito alla caccia di quanti più libri riusciamo a leggere. Per diversi anni, a cadenza quasi regolare, abbiamo comprato, preso in prestito, fatto regalare un suo libro, ed ogni volta terminarlo era una sofferenza, un dispiacere perché era difficile staccarsi dalle straordinarie atmosfere che l'autrice riesce a creare.
Certo alla lunga i personaggi tendono ad assomigliarsi un po', le storie si accavallano, gli intrecci si "intrecciano" tra loro, ma ci è sempre piaciuta tanto, ci ha sempre emozionato, l'abbiamo sempre amata.
Era qualche tempo che, però, non leggevamo più niente di suo.
Un paio di mesi fa mia sorella mi dice di aver acquistato Paula, di averlo letto e di essersi commossa, emozionata. Perciò me lo faccio prestare e lo leggo anch'io.
In realtà, però, avrei preferito non averlo letto.
Come dicevo amo la Allende da sempre, dal primo suo libro letto. Ma qualche sospetto già lo avevo: alcuni suoi personaggi, specie alcune donne, erano un po' troppo perfette.
Il libro è un continuo vai e vieni tra la vita di Isabel e di Paula in ospedale e la storia della famiglia delle due donne, la storia di una famiglia particolare, una famiglia che quasi suo magrado si trova legata alle drammatiche vicende politiche del Cile. Ci sono tutti quelli famosi: Salvador Allende, Pinochet, Neruda, ed anche altri meno conosciuti. Hai voglia di saperne di più, di conoscere meglio la storia del Cile, di capirci un po' di più di quel periodo. Da questo punto di vista il libro è molto bello, coinvolgente, ma...
...non è il libro a non essermi piaciuto, quello che del libro non mi è piaciuto è lei...
Quando racconta della sua vita passata, di suo nonno, della Memè della Granny, zio Ramon e tutti gli altri, ritrovo lo stile che tanto mi piace, l'atmosfera così poetica e in un certo senso leggera che c'è nei suoi romanzi. Ma quando è lì nella stanza accanto alla figlia o quando sta alla scrivania a riflettere diventa davvero insopportabile, antipatica. Troppo autoreferenziale, troppo autocelebrativa, troppo IO. La tragedia della figlia sembra coinvolgerla solo per quello che è in relazione a se stessa, tanto che non sono riuscita neanche a commuovermi. Magari sarà stata onesta, ma a me non è piaciuta.
L'ho trovata antipatica appunto, supponente anche e in fondo un po' fredda e distaccata. Ad un certo punto sembra quasi che della tragedia della figlia non sia completamente addolorata, sembra non proprio contenta di avere nuovo materiale da cui trarre un libro, ma quasi.
Alla fine della lettura, parlando con mia sorella, sono partita in quarta con uan filippica contro il libro. Ero indispettita, irritata. Ma poi mi sono tranquillizzata, ho chiuso la bocca ed ho ascolato quello che Elvira aveva da dirmi.
Alla fine il quadro si è un po' modificat, la delusione è scemata, ho dato ragione a mia sorella su alcune cose, ma in fondo il libro continua a non piacermi, lei non mi piace più tanto.
Continuerò a leggere la Allende, continuerò ad amare i suoi libri, ma non so se saprò continuare ad amare lei.
Lavanda e vecchi merletti
Da sette mesi sono andata via da casa; da sette mesi vivo con una persona che mi è vicina da diciassette anni; da sette mesi, anzi da trentacinque anni, il cambio della biancheria si fa il fine settimana, tra una pagina letta ed un'occhiata al resto delle faccende.
Sabato, quindi, cambio delle lenzuola.
Ma quali mettere?
Ho voglia di leggerezza, ho voglia di freschezza, ho voglia di sentire il tocco del lino: delicato, ma in fondo un po' ruvido. Ed allora apro l'armadio con il corredo e scelgo lenzuola candide, appena ricamate. Un pungente odore di lavanda mi pizzica le narici; è un odore rassicurante, un odore che parla di cose vecchie, ma fresche; un odore che mi riporta all'infanzia, ai sacchetti che preparavo con mia nonna al cambio di stagione e che poi infilavamo tra coperte e lenzuola, dentro le casse...
mia nonna...
è a lei che penso quasi ogni volta che cambio la biancheria, è a lei che penso quando stendo le lenzuola sul materasso, attenta a far sì che la parte sporgente sia uguale da tutti e due i lati del letto, è a lei che penso adesso, davanti a tutta questa biancheria pulita, piegata e profumata di lavanda.
Alzo gli occhi e lo vedo: ecrù, scuro, quasi caffellatte, un lavoro meticoloso e lungo, fatto tanti anni fa quando ero ancora una bambina e vedevo nonna che girava con un sacchetto di plastica pieno di gomitoli di cotone, tutti uguali, e di qualcosa che prendeva forma.
- E' per te, per quando ti sarai sposata; mi diceva.
- Poi lo faccio anche a tua sorella.
Lo prendo e lo sistemo sul letto. Il contrasto tra l'ercù del copriletto ed il bianco del lenzuolo è piacevole e l'effetto è quello di una stanza in un certo senso rinnovata e ritrovata.
Guardo il letto e penso a tre letti singoli in una stanza, penso a quando, ormai tardi, anziché dormire recitavo le poesie con lei che correggeva i miei vuoti di memoria, penso allo stupore che provavo nel sentire questa piccola donna anziana, che si è fermata alle elementari, ricordare le cose imparate a scuola.
Mia nonna era una donna particolare: energica, attiva, temeraria, ma anche tanto paurosa. Odiava il buio e la solitudine, le faceva paura dormire senza le sue nipoti accanto. Durante la sua giovinezza, raccontava, amava uscire, agghindarsi, si arricciava i capelli con il fil di rame e se li schiariva con l'acqua ossigenata, si dava colore alle guance e alle labbra, leggeva, romanzi, d'appendice per la maggior parte, andava a vedere il teatro di Tespi ed poi più avanti, il cinema con i suoi tre figli.
A circa sessant'anni ha iniziato a viaggiare, Europa, Stati Uniti e se ne andava in giro dicendo che l'aereo in fondo non è altro che un autobus, un po' più veloce e rimpiangendo di non aver mai fatto un viaggio per mare, quel mare che amava tanto.
Se ne infischiava delle convenzioni, abbastanza da dirci di non rinunciare a niente.
Negli ultimi anni la demenza senile ha avuto, però, la meglio.
Dallo scompiglio che era diventata la sua mente, ogni tanto emergevano brandelli di quelle poesie recitate di notte, personaggi di libri, Cacliff (Heathcliff) sopra tutti e poi Emma Bovarì(y) ed Anna Karè(nnina). Ogni tanto mi sedevo accanto a lei e leggevo qualcosa ad alta voce, stralci di libri in lettura, che lei seguiva con attenzione, sembrando più calma.
Non amo particolarmente le cose lavorate all'uncinetto, ma oggi avevo voglia di sentire mia nonna ancora vicina.
L'uomo che cade - Don De Lillo
Più che il dolore colpisce lo smarrimento delle persone coinvolte. DeLillo illustra americani confusi e sconfitti che a distanza di tempo ancora non hanno trovato la forza per riprendere una vita "normale" e che forse non la troveranno più. Un libro da leggere e su cui riflettere per capire un po' di più i newyorkesi post crollo delle torri.
APRILE 2004!!!
Sono davvero passati quattro anni? Mi sembra impossibile, ancora più strano è rendersi conto che il blog esiste ancora, ricordo ancora la password, posso scrivere post quando voglio.
Magari ricomincio...
Catena
Pigra mattina di pioggia, controllo la posta, approfitto della solitudine per fare un brevissimo giro su alcuni dei blog che leggo, ed ecco che trovo questa idea...
[1] Prendi il libro più vicino;
[2] Aprilo alla pagina 23;
[3] Trova la prima frase degna del benchè minimo interesse;
[4] Posta il testo della frase nel tuo blog insieme a queste istruzioni.
"Una donna capace di creare splendidi biglietti animati e libri tridimansionali, come poteva abbandonare montagne di piatti unti nel lavandino?"
Allen Kurweil – L'orologio di Maria Antonietta
L'idea è carina anche senza cercare per forza dei significati divinatori nelle frasi trovate. Ma se proprio volessi analizzare questa direi che potrebbe riferirsi alla mia capacità di perdermi in una marea di disordine e alla mia incapacità di voler fare le cose più semplici.
A proposito ho anche provato a risalire la catena, ma è troppo faticoso ed io mi sono fermata troppo presto
Something Wicked This Way Comes*
… Le finestre della biblioteca, accecate dalla notte, tremavano dal freddo.
L’uomo e i due ragazzi attesero che il vento passasse oltre.
Poi Will disse:
"Papà, tu mi hai sempre aiutato."
"Grazie, ma non è vero." Charls Halloway si guardò la mano vuota. "Sono uno sciocco. Ho sempre guardato alle mie spalle per vedere che cosa stava sopraggiungendo, invece di guardare davanti a me per vedere ciò che era già lì."...
"Il Popolo dell'Autunno", R. Bradbury
Charles Halloway lavora in biblioteca. Non ama particolarmente quello che fa e, soprattutto, quello che è.
Charles ha un figlio, Will con cui non riesce a comunicare, si sente troppo vecchio ed inadeguato. Vorrebbe abbracciarlo e coccolarlo, ma qualcosa che viene dal passato glielo impedisce.
Will, tredicenne vive con lui, ma non lo conosce.
Will vede suo padre come un debole, una persona distante che volutamente si è alienata dal mondo. Un uomo con un passato forse triste ed insoddisfacente, un uomo che preferisce rifigiarsi nei libri piuttosto che affrontare la realtà.
Will ha una mico, James, con cui condivide le proprie esperienze. Un'amcizia intensa, profonda, dove entrambi darebbero tutto per l'altro.
Charles trascorre la sua vita in biblioteca. Una biblioteca buia e forse un po' tetra di un piccolo centro dell'Illinois. Un posto tranquillo, troppo tranquillo, dove ad un certo punto della vita cittadina comincia a respirarsi una strana inquietudine: è in arrivo un Luna Park e oltre a giostre e divertimenti sembra promettere l'avverarsi di tutti i desideri e l'eterna giovinezza. Ben presto però Will e James scoprono che tutto ciò ha un prezzo troppo alto. Ma sono forse troppo piccoli e sprovveduti per riuscire a sconfiggere le forze del male e a riscattare l'anima della comunità tutto da soli. Ed è allora che Charles sembra risvegliarsi dal torpore ed incomicia ad agire per aiutare Will e James a sconfiggere il misterioso Dark.
Il libro, animato da un'atmosfera gotica ed inquietante, attraverso lo sguardo dei due ragazzini ci accompagna in un mondo strano, inquietante, animato da incubi e paure. L'illusione della bellezza per sempre la speranza di poter tornare indietro e rimettere le cose a posto, il sogno della vita eterna. I personaggi del circo sono e non sono, hanno un aspetto ambiguo, ci danno i brividi alla nuca e ci affascinano e mentre leggiamo siamo lì a fare il tifo per i buoni sapendo che anche noi non avremmo resistito a lungo alle lusinghe del Luna Park.
*Ho scelto come titolo del post il titolo originale del libro perché, secondo me, rappresenta meglio l'atmosfera che si respira tra le pagine.